Il settore del biologico, se fino a poco tempo fa sembrava una tendenza momentanea, una moda o il capriccio di pochi, oggi dimostra essere tutt’altro che una nicchia: dal 2010 infatti le aree agricole dedicate sono cresciute del 71% (pari a 1,9 milioni di ettari coltivati) con 75 mila aziende certificate.

I 30 anni del Sana, il Salone internazionale del Biologico e del naturale, tenutosi a Bologna Fiere dal 7 al 10 settembre 2018, sono stati l’occasione per celebrare un segmento oggi importante per l’agroalimentare italiano.

Dati record sono stati registrati, infatti, anche nei consumi: secondo la ricerca presentata da Ismea e il Ministero dell’Agricoltura si sono registrati nel 2018 +6,5% di crescita già nei primi sei mesi, che tradotti in euro significato ben 2,5 miliardi spesi in acquisti alimentari bio.

Secondo Coldiretti, il fatturato complessivo del settore ammonta a 5 miliardi in 10 anni, dei quali 2 realizzati all’estero: l’export infatti continua a crescere del 7-8% ogni anno, fra i settori che trainano il maggiore incremento delle vendite all’estero ci sono le carni, le uova e l’olio extravergine di oliva.

Il biologico è ormai dunque entrato stabilmente nelle abitudini alimentari: 9 famiglie su 10 hanno acquistato almeno un prodotto bio durante lo scorso anno. I consumi sono più alti al nord (60%), segue il centro(24%) e il sud (11%).

Per quanto riguarda le categorie in cima alle richieste ovviamente frutta, ortaggi e derivati dai cereali (come pasta, riso, farine, ..), ai quali seguono acquisti di latte e derivati, ma anche uova e vini, oli e grassi vegetali, carni fresche e prodotti ittici. Subiscono una battuta d’arresto invece i salumi.

Secondo la ricerca riportata da Nomisma, per conto di Assobio e Alleanza delle Cooperative, il target al quale si rivolge il mercato bio è prevalentemente laureato (92%) e con meno di 35 anni (88%).

Su questo sfondo, vediamo che l’agroalimentare biologico italiano è sempre più cooperativo.

Infatti, secondo quanto riportati dal Presidente di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Giorgio Mercuri, il 25% del valore della produzione italiana biologica è riconosciuto alle centinaia di imprese cooperative agroalimentari.

“Ci sono filiere – ha spiegato Mercuri – come quella dell’ortofrutta fresca e trasformata, del settore avicolo e di quello del latte e derivati, che registrano volumi di vendita in crescita costante per le loro referenze biologiche: mi riferisco al latte e allo yogurt, alle uova, alle carni bianche, alla frutta e verdura. A queste si aggiungono poi le tante cooperative che stanno via via scegliendo di ampliare la loro gamma di prodotti con nuove linee biologiche: penso alla pasta, all’olio, al vino, al miele, o, più di recente, ai trasformati di pomodoro o ai succhi”

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