Da quest’anno, chi inizia un nuovo lavoro nel settore privato deve fare attenzione: la Legge di Bilancio 2026 cambia il modo in cui si decide dove destinare il proprio TFR (trattamento di fine rapporto).

La novità riguarda in particolare i lavoratori alla prima assunzione, ma ha effetti anche sulle aziende, comprese le cooperative, che dovranno gestire con cura l’informativa ai nuovi assunti e verificare le soglie del numero di assunti per valutare se dover destinare il TFR al Fondo di Tesoreria dell’INPS se non si conferisce in una fondo complementare.

Vediamo prima la novità sui neoassunti, poi le regole per le aziende sul Fondo di Tesoreria INPS.

La novità per prime assunzioni: il silenzio-assenso si inverte e si riduce a 60 giorni

La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1, commi 204-205) introduce una novità importante per chi viene assunto per la prima volta nel settore privato a partire dal 1° luglio 2026 (sono esclusi i lavoratori domestici).

Fino a oggi, il lavoratore aveva 6 mesi di tempo per scegliere cosa fare del proprio TFR maturando: lasciarlo in azienda, oppure destinarlo a un fondo pensione (la previdenza complementare). Se non si sceglieva entro questo termine, scattava comunque il cosiddetto silenzio-assenso: il TFR rimaneva in azienda con tutte le implicazioni del caso.

Dal 1° luglio 2026, per i nuovi assunti questo termine si riduce a 60 giorni. In pratica: il lavoratore ha due mesi di tempo per decidere. Se non comunica nulla entro questo termine, il TFR viene automaticamente destinato al fondo negoziale (o di categoria) previsto dal CCNL applicato dall’azienda.

Questo significa che le aziende, comprese le cooperative, devono informare con chiarezza e per tempo i nuovi assunti sulle opzioni disponibili. Una comunicazione poco chiara o tardiva può portare a un automatismo che il lavoratore non aveva realmente scelto in modo consapevole.

Le soglie aziendali per il Fondo di Tesoreria INPS

Oltre alla novità sui neoassunti, la Legge di Bilancio 2026 cambia anche le regole che riguardano le aziende. Quando si parla di TFR, infatti, circola un’idea sbagliata: che, se non scelto un fondo pensione, resti sempre “in cassaforte” in azienda. Non è così: superata una certa dimensione di lavoratori, l’azienda è obbligata a versare il TFR al Fondo di Tesoreria INPS (la Legge 296/2006 ha creato questo fondo previsto dall’art. 2120 del Codice Civile).

In pratica: il TFR di chi non ha scelto un fondo non resta nelle casse dell’impresa, ma viene trasferito all’INPS, che lo conserva fino al momento in cui il lavoratore lo riceve. Per il lavoratore l’importo che gli spetta non cambia, ma il TFR cambia “casa”: passa dall’azienda all’INPS.

L’INPS ha pubblicato la circolare n. 12 del 5 febbraio 2026, con le istruzioni operative per applicare le nuove regole sulle soglie dai periodi di paga del 2026.

Dal 1° gennaio 2026, la dimensione dell’azienda viene controllata ogni anno, guardando alla media dei lavoratori occupati nell’anno precedente. Se l’azienda supera la soglia, l’obbligo di versamento parte l’anno dopo.

Le soglie per essere obbligati al Fondo di Tesoreria INPS si abbasseranno gradualmente nei prossimi anni:

  • 60 dipendenti nel biennio 2026-2027,
  • 50 dipendenti dal 2028 al 2031,
  • 40 dipendenti dal 2032.

Questo significa che, da ora in avanti, ogni azienda deve controllare ogni anno quanti dipendenti ha, per capire se è soggetta all’obbligo.

Per esempio: un’azienda che nel 2025 ha avuto in media 62 dipendenti dovrà versare il TFR all’INPS già dal 2026. Allo stesso modo, un’azienda che oggi è sotto soglia ma che crescerà nei prossimi anni dovrà iniziare a versare il TFR non appena supererà i nuovi limiti previsti dalla legge.

Il TFR versato al Fondo di Tesoreria INPS è garantito dall’Istituto: l’INPS garantisce il pagamento quando il rapporto di lavoro finisce, e applica la rivalutazione prevista dalla legge (1,5% fisso + 75% dell’inflazione). C’è però un aspetto importante da sapere: come ha chiarito l’INPS (messaggio n. 413 del 4 febbraio 2020), dal 2007 le quote di TFR che entrano nel Fondo di Tesoreria non possono più essere trasferite a un fondo pensione.

Le cooperative devono valutare attentamente gli effetti della destinazione del TFR. Da un lato il mantenimento del TFR in azienda rappresenta una forma di autofinanziamento e contribuisce alla liquidità disponibile. Dall’altro l’accumulo di consistenti posizioni TFR può generare nel tempo esposizioni finanziarie significative e concentrare futuri fabbisogni di cassa. Per questo motivo è opportuno integrare le valutazioni previdenziali con un’analisi economico-finanziaria della cooperativa.

Per le cooperative, sia per gestire correttamente l’informativa ai neoassunti, sia per quelle coinvolte dalle nuove soglie del Fondo di Tesoreria, promuovere l’adesione ad un fondo significa offrire a soci e lavoratori uno strumento di welfare di grande valore.

Ecco perché: Contributo del datore di lavoro. Chi aderisce al Fondo e attiva un proprio contributo riceve anche un versamento a carico dell’azienda. Se invece il TFR resta in azienda, questa somma viene persa.

Il TFR lasciato in azienda (o versato al Fondo di Tesoreria INPS) si rivaluta con un tasso fisso legato all’inflazione. I fondi previdenziali, invece, offrono diverse linee di investimento (comparti) tra cui scegliere in base all’età e alla propensione al rischio, con rendimenti che nel lungo periodo tendono in media a superare la rivalutazione del TFR.

Ma non solo, il trattamento fiscale della previdenza complementare è molto vantaggioso:

  • i contributi aggiuntivi versati (escluso il TFR) sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.300 euro all’anno (nuovo limite della Legge di Bilancio 2026, valido per i contributi versati dal 1° gennaio);
  • i rendimenti sono tassati al 20% (12,5% se investiti in Titoli di Stato), contro il 26% di altri investimenti finanziari;
  • al momento della pensione, la prestazione è tassata tra il 9% e il 15% (in base agli anni di permanenza nel fondo).

Il TFR lasciato in azienda o all’INPS, invece, è tassato con un’aliquota minima del 23%, che può superare il 40%.

Iscriversi ad un Fondo Previdenziale significa quindi dare più valore al proprio TFR — sia per chi deve fare una scelta consapevole oggi, sia per i neoassunti che si troveranno a decidere entro i nuovi 60 giorni.

 

Un webinar dedicato? Dipende da voi

Visto l’impatto di queste novità Confcooperative Nord Sardegna in collaborazione con il Centro Servizi Puntocooper sta valutando di organizzare un webinar informativo per associate e clienti, dedicato alle novità sul TFR e ai servizi di Previdenza Cooperativa, il Fondo del sistema Confcooperative.

Per capire se c’è un numero sufficiente di cooperative interessate, vi chiediamo di compilare un breve sondaggio: la decisione di organizzare l’evento dipenderà dalle adesioni raccolte.

Compila il sondaggio qui: [https://forms.gle/buL3oa2dDaK8geaQ9]

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